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    :parole sulla musica

Materiale non-acustico sulla musica: alcune note, idee e riflessioni personali in forma di testi sparsi.

Between Curves
and Outlines

Il concerto come processo del divenire

2018

Sotto l'ispirazione della raccolta di poesie in prosa di Gertrude Stein Tender Button (1914), a cui il titolo si riferisce, questo programma musicale ha la forma di un viaggio: il suo significato astratto intorno all´essere-in between rappresenta la condizione umana comune nel mezzo del suo sviluppo esistenziale. Quanti "mari" vengono attraversati  durante il processo del divenire?

 

Per dare un senso di flusso ininterrotto al concerto, i brevi Interludi per pianoforte del compositore italiano Alessandro Solbiati vengono suonati tra ogni pezzo di musica da camera. Questi sono collocati in un ordine crescente, partendo da un Duo per trombone e pianoforte, fino a un Trio, un Quartetto e poi un Quintetto, finendo con l'Ensemble completo sul palco (Sestetto) .

 

Il continuo movimento dei musicisti durante il concerto, gli incroci di opere letterarie e l'uso dell'elettronica sono tutti elementi concepiti come organicamente inerenti alla dinamica specifica di questo progetto musicale. 

La collaborazione con due giovani compositori emergenti, Antonio Covello e Philipp Lack, rende l'intero lavoro davvero vicino a un'esperienza di viaggio, in un mondo in cui, usando le parole di Fernando Pessoa, viviamo tutti «a bordo di una nave che è partita da un porto sconosciuto per un altro sconosciuto a noi» - in una condizione di permanente passaggio.

 

©Vittoria Quartararo 2018

Questo progetto musicale è stato creato in occasione del mio esame finale (MA Neue Musik Ensemble), Hochschule für Musik und Tanz, Colonia, AULA, 18.09.2018

Alessandro Solbiati: Interludi per pianoforte (2000-2011) - Selezione         

Haruyuki Suzuki: In Between (2016) per trombone e pianoforte

Antonio Covello: Son tus huellas el camino (2018), per pianoforte, violino e violoncello

Michael van der Aa: Quadrivial (1997), per pianoforte preparato, violino, flauto e violoncello

Philipp Lack: Pierrot mondain (2018) per sestetto ed elettronica                         

Arnold Schönberg: Pierrot lunaire (selezione) 

Manon Blanc-Delsalle, mezzosoprano

Andria Chang, violino

Elio Manuel Herrera, violoncello

Evgenios Anastasiadis, flauto

Till Müller, clarinetto

Vittoria Quartararo, pianoforte & direzione

 

The Time is out
of Joint

Musica antica e nuova in dialogo

2019

È possibile sperimentare il concetto filosofico del Tempo - la sua fluidità, la sua

non linearità e la sua stratificazione - in un concerto?

La frase dell'Amleto di Shakespeare «the time is out of joint» offre spazio all'interpretazione. 

 

Forse la musica può muoversi ancora piú liberamente se viene percepita aldilá della cronologia e della storia.

 

Questo insolito programma da concerto per pianoforte e/o clavicembalo, trombone

e flauto si colloca in un nuovo (dis)ordine, in cui vari pezzi di musica del passato

e del presente sviluppano tra di loro relazioni inaspettate.

Attraverso una deliberata operazione di mescolanza, il concetto di linearità viene interrotto da sequenze non convenzionali. 

 

Attraverso questo modo di vedere le cose, viene proposta una nuova ed affascinante idea

di anarchia. Lontana dall´idea di caos e di disgregazione, essa rappresenta la metafora di un mondo libero, prima della categorizzazione da parte del tempo.

 

©Vittoria Quartararo 2019

+ CLAVICEMBALO:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) : Sonata per flauto e clavicembalo in mi maggiore BWV 135

Béla Bartók (1881-1945) : Mikrokosmos - Selezione (clavicembalo)

Antonio Vivaldi (1678-1741) : Sonata in Si maggiore per trombone e clavicembalo 

Andrew Thomas (*1939) : Fear no more the heat o' th'sun (1975) per flauto, trombone e clavicembalo 

Joseph Haydn (1732-1809) : The Wanderer, Hob.XXVI a:32, arrangiamento per flauto e clavicembalo 

Yoshiki Matsuura (*1991) : Mata aru tokiwa - Japanese Folk Songs per flauto, trombone e clavicembalo

Heinz Holliger (*1939) : da Mileva-Lieder (1994), V. Möge dein Leben Per flauto, trombone e clavicembalo 

Mauricio Kagel (1931-2008): Atem (1969-1970) 

Henry Purcell (1659-1695): A new Ground ZT 682 per clavicembalo



 

+ PIANOFORTE:

Alessandro Solbiati (*1956) : Interludi per pianoforte (2000/2011) - selezione.

Joseph Haydn (1732-1809) : The Wanderer, Hob.XXVIa:32 arrangiamento per flauto e pianoforte 

Haruyuki Suzuki (*1962) : In between (2016) per trombone e pianoforte 

Robert Schumann (1810-1856) : Tre romanze Op.94 per flauto e pianoforte 

György Kurtág (*1926) : Sei pezzi per trombone e pianoforte (1999) - selezione 

Heinz Holliger (*1939) : - da Mileva-Lieder (1994), V. Möge dein Leben per flauto, trombone e pianoforte 

Yulia Mun, Flauto

Yoshiiki Matsuura, Trombone

Vittoria Quartararo, Pianoforte/Clavicembalo & Direzione

 
 

Entro il dolce rumore della vita

2019

Musica e meditazione

L'arte della meditazione accompagna una jam-session di improvvisazione libera per due musicisti, creando lo spazio per suono e silenzio.

A volte i suoni emergono dal silenzio proprio come si confessano alcuni desideri coltivati in segreto. Con la tipica semplicità che nasconde la profondità di un desiderio,

viene rivelato qualcosa, dolcemente.

Entro il Dolce Rumore della Vita non è un duo per strumentisti, ma piuttosto

una comunicazione tra diversi corpi-soggetti in una stanza, che si sentono reciprocamente “in estensione” e sono governati da un sottile ma forte desiderio

di amplificare i limiti della dimensione sonora, spaziale e temporale, dietro alla propria fisicità e presenza concreta.

La performance invita gli ascoltatori e i praticanti di meditazione a vivere e percepire, prima di tutto. Ad essere sensibili ed attenti come un albero che estende i suoi rami verso la vita, pur essendo radicato nell'ombra della terra.

Stare nel mondo senza esserne feriti. Desiderare le sensazioni più dei pensieri. Vivere un'esistenza con ardore e solitudine ascetica. Sentirsi un estraneo di questo mondo.

 

La performance si ispira a una breve poesia in stile Haiku, del grande scrittore italiano Sandro Penna (1906-1977):

Io vivere vorrei addormentato

entro il dolce rumore della vita.

 

(Sandro Penna)

Poesie, 1939, Ed. Cesare Garboli. Milano: Garzanti, 2000


 

©Vittoria Quartararo 

 

Genesis

Il senso del magico attraverso la musica e la danza

2019

In questo progetto, la musica e la danza indagano l'unione tra il corporeo e il non-corporeo, l'antico senso della magia e il suo ruolo nell'equilibrio tra uomo e natura.

 

L'essence de l'homme est sonore, le son engendre la lumière et l'esprit s'y manifeste. 

 

Questa massima degli indiani Hopi si trova in una delle ultime partiture musicali

del compositore parigino André Jolivet, il Concerto pour violon et orchestre (1972)

e rivela molto delle sue idee estetiche e filosofiche, che cercavano di restituire alla musica

il suo significato originale e antico di espressione magica e incantatoria.

Un fascino simile per il tema musique essence du monde, che è centrale nel preludio

per pianoforte di Jolivet, Cosmogonie (1938), si ritrova anche nel brano Aqua (1994)

di Akira Nishimura.

Il concetto atomistico dell'universo viene trasfigurato in Stockhausen Klaviestück V (1954), dove gruppi di note ed abbellimenti fiammeggianti si concentrano attorno a lunghi toni centrali «come lune attorno a pianeti e pianeti attorno a un sole» (Stockhausen).

 

Attraverso la collaborazione tra il pianista e i danzatori, il suono viene rimodellato dai movimenti corporei presenti sulla scena. La dimensione materiale e quella immateriale rappresentata dalla danza e dalla musica offrono una possibile chiave di lettura verso l'elemento della magia, che sembra trovarsi proprio nell'equilibrio tra uomo e cosmo.

Da dove veniamo tutti? Come ha preso il mondo la forma che ha? 

Tornare all'inizio significa trovare un mondo ancora conservato con le parti più incontaminate della natura.

Questa idea è stata magicamente mostrata nel campo delle arti visive dal fotografo brasiliano Sebastião Salgado (1944*) nella sua famosa collezione di immagini Genesis,

a cui questo progetto idealmente si riferisce.

©Vittoria Quartararo

Randall Meyers: 3 Poems for the Night and the Half-Night, for partially prepared piano (2004)

K. Stockhausen: V Klavierstück (1954) 

A. Nishimura: Three visions: 1. Aqua (1994) 

A. Jolivet: Cosmogonie (1938)

L´uccello e la piuma

Musica e disegno estemporaneo: un concerto audio visuale

2021

Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume. 

(Paul Valéry)

Questo progetto ha come tema la LEGGEREZZA ed esplora la relazione

tra il livello sonoro e quello visivo, invitando il pubblico a libere associazioni.

Seguendo il pensiero di Italo Calvino (Lezioni americane, 1988) più che un difetto, la leggerezza è una virtù legata alla precisione, alla determinazione e ad un modo riflessivo di percepire la realtà, guardando il mondo «con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica».  

"Sii leggero come un uccello, non come una piuma", suggerisce Paul Valéry

nella sua citazione. Allora, qual è il segreto dell'uccello?

Per trovare questo specifico senso di leggerezza, bisogna forse adottare una prospettiva metaforicamente opposta a quella della piuma, che è invece esposta senza sforzo ai cambiamenti, come un giocattolo del vento. 

 

La leggerezza come ponderatezza è un concetto perfettamente rappresentato dal disegno estemporaneo di un artista, che concretizza la sua libera intuizione attraverso conoscenze precise. Artista e pianista sono ugualmente coinvolti in questo progetto, dove il tempo scorre nel suono e nella penna che disegna. 

Sopra alla musica, le linee e le forme che nascono dall'ispirazione dell'artista vengono proiettate su una tela appesa al coperchio superiore del pianoforte, rendendo visibile l'intero processo creativo. 

I suoni e le immagini riecheggiano l´uno nell'altro e sono collegati in un'esperienza audiovisiva ininterrotta. Una selezione degli Studi per pianoforte

di Debussy ricorre nel corso del concerto, invitando gli ascoltatori a combinare

i punti nascosti tra la varietà degli stimoli offerti. 

 

La libertà associativa era essenziale per Debussy, e lui stesso esprimeva

il bisogno di una maggiore immaginazione e contatto con il mondo naturale: 

«La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano all'infinito.

Essa vive nel movimento dell'acqua, nel gioco delle onde dei venti che cambiano; niente è più musicale di un tramonto!»

C.Debussy, Monsieur Croche, Tutti gli scritti, Milano, Il Saggiatore, 2018    

 

L'evocazione dell'impressione, del sogno e del ricordo involontario sono legati all'inconscio e all'indecifrabile. Per cogliere questa complessità, la mente deve potersi districare dai vincoli. E volare leggera.   

 

©Vittoria Quartararo 2021

C. Debussy: Étude III pour les quartes

I. Fedele: Reflets (2018)*

C. Debussy: Étude VII pour les degrés chromatiques

F. Filidei: Berceuse (2018) *

C. Debussy: Étude X pour les sonorités opposées

G. Ligeti: Etüden n.10 Der Zauberlehrling & n.11 En Suspance (1988-1994)

C. Debussy: Étude VIII pour les agréments

E. Carter: Matribute (2007)

C. Debussy: Étude XI pour les arpèges composés

 

A Music of Flame
and Crystal

2021

Una nota sulla musica pianistica di Dutilleux

Scoprire la musica di Henri Dutilleux è stato molto importante per me.

Quando ho ascoltato per la prima volta il suo concerto per orchestra Métaboles

mi sono sentita stupita e un po' sopraffatta dalla perfetta miscela tra forza incantatrice e lucida struttura che vi era dietro

 

In quel periodo stavo trascorrendo un'estate indimenticabile a Parigi, presso 

la Cité Internationale des Arts, ed avevo il solo dovere di concentrarmi sulla musica e su me stessa. Ben consapevole del sogno che stavo vivendo, prendevo ogni giorno come un'opportunità per scoprire la città, seguendo le tracce dei grandi artisti che vi abitavano ed assorbendo tutte le impressioni che potevo trovare, prima di tornare al mio studio a lavorare. In un certo senso, Dutilleux é diventato la scoperta che cercavo durante le ore di “caccia” parigine.  

Solo qualche tempo dopo, durante l'isolamento causato dalla pandemia, ho trovato il tempo e la solitudine necessari per immergermi nello studio

della musica pianistica di Dutilleux, una collezione di pezzi molto eterogenei, scritti nell'arco di un ampio periodo della sua vita. Tra la Sonata e i Trois Préludes, probabilmente i pilastri della sua opera pianistica, il compositore scrisse un certo numero di miniature e schizzi, dove è possibile percepire il suo rapporto intimo

e sincero con questo strumento. Le composizioni per pianoforte mostrano

le tracce dello sviluppo della sua vita e l'evoluzione del suo personalissimo linguaggio, dagli anni in cui lavorava alla radio (i brevi pezzi pastiches della suite Au gré des ondes furono infatti concepiti come "intermezzi" tra le diverse trasmissioni di Radio France) fino al momento in cui Dutilleux poté vivere solo della sua musica, avendo già raggiunto riconoscimento internazionale come compositore. 

I pezzi per pianoforte sembrano essere permeati dalla stessa sostanza

dei concetti astratti ed extra-musicali che Dutilleux ha sviluppato in opere come

il quartetto d'archi Ainsi la nuit (1974-76) o i capolavori per orchestra Timbres, espace, mouvement (1977-78) e Mystère de l'instant (1986-89) e condividono con loro anche notazioni e strutture simili. 

Il tema filosofico del tempo e della memoria, molto influenzato dall'estetica

di Marcel Proust, quello della notte, delle stelle e delle controparti di luce

e fiamma, ma anche il concetto di spazio e i possibili riflessi e specchi verticali

e orizzontali in esso contenuti, sono alcune delle idee che hanno ispirato Dutilleux nel corso della sua vita, spesso messi a fuoco da opere poetiche o pittoriche. Riconoscere questi aspetti extra-musicali nella musica per pianoforte di Dutilleux è particolarmente stimolante, perché spinge ad immaginare in modo piú aperto la materia musicale, spesso trovando collegamenti con altre forme d'arte. 

In certi altri brani, come in un combattimento corpo a corpo con la materia sonora, il compositore ha concentrato il suo interesse artistico sull'aspetto essenziale della musica: il fenomeno naturale della risonanza. Nella sua costante relazione con il silenzio, il suono sembra avere una fenomenologia simile a quella che gli oggetti hanno con la gravità, ed osa creare illusioni, sfidando le leggi fisiche e giocando con l'infinito.

Forse é stato proprio partendo da una riflessione profonda sulla natura che Dutilleux ha scritto alcuni momenti della sua Sonata per pianoforte, volendo esprimere il lirismo incantatorio della musica, che gioca inconsciamente con

la memoria e riporta i sensi alla nostra genesi..

 

Il mistero dell'esistenza universale sembra prima svanire nell'ombra e nel silenzio (Préludes, I. D'ombre et de silence) e cristallizzarsi in una forma appesa ad un accordo (II. Sur un même accord); poi, sempre sempre in movimento, pare cadere in un vortice di entropia, all´interno del quale, possono esserci zone di ordine per alcuni procedimenti logici e geometrici: un gioco di opposti (III. Le jeu des contraires). 

La musica di Dutilleux si sposta spesso verso un livello visivo: mentre la verticalità

degli accordi del pianoforte risuona come la luce su una tela nera, lo sguardo si fa più orizzontale, distante e a volte visionario, rilevando il riverbero di un suono trasformato in cristallo liquido, come molte annotazioni sembrano suggerire (brilliant, clair et cristallin..).

 

All'immagine del cristallo, si accompagna il simbolo opposto della fiamma, come peso complementare. Queste immagini contrastanti servono anche a rendere visibili le alternative offerte alla natura, riguardanti per esempio il processo di formazione degli esseri viventi. Come ha scritto Italo Calvino nel suo geniale saggio sull´Esattezza in Lezioni Americane (1988), il cristallo e la fiamma riflettono

«due forme di bellezza perfetta da cui non possiamo staccare gli occhi, due modi di crescita nel tempo, di spesa della materia che li circonda, due simboli morali, due assoluti, due categorie per classificare fatti e idee, stili e sentimenti».

Tra il cristallo e la fiamma, nel gioco infinito di suoni e silenzi - per me è lì che vive la musica di Dutilleux.

 

©Vittoria Quartararo

Questo testo (originariamente in inglese) è stato scritto come breve “Nota dell'artista” nel libretto del CD

"Henri Dutilleux Complete Music for Piano Solo - Vittoria Quartararo", ©PIANO CLASSICS /Brilliant Classics 2021